Aggiornamenti da ottobre, 2011 Mostra/nascondi commenti | Scorciatoie da tastiera

  • La mia paginetta 12:07 il 12/10/2011 Permalink  

    Abdulfattah, in arte iDad 

    Vita e opere John Jandali padre naturale di Steve Jobs.

    di Roberto Carminati

    C’è trapasso e trapasso, ma grazie a Dio o chi per lui c’è anche differenza fra un post mortem e l’altro e gli atteggiamenti con cui i congiunti si presentano a omaggiare una salma divergono a seconda delle situazioni anche nel caso in cui ci si trovi dinanzi alle spoglie di una star planetaria quale Steve Jobs, morto fra il 5 e il 6 ottobre dopo una lunga malattia, era divenuto volontariamente o suo malgrado.
    A distanza di decine di anni da una dipartita che presso i contemporanei ebbe risonanza infinitamente minore, quella di Jimi Hendrix che se ne andò al principio dell’autunno del 1970, i familiari del genio chitarristico non avevano ancora smesso di accapigliarsi attorno al suo lascito di inediti e memorabilia, passato dalla mano del papà naturale signor Al a quello della sorellastra Leila.
    Per buona pace, anzi tutt’altro visto che a suo tempo si incavolò come un bufalo, del fratello biologico Leon, chitarrista a sua volta ma manco a dirlo parecchio più sfigato.

    Dalla Siria con l’iPhone: una favola moderna

    Abdulfattah John Jandali, 80 anni originario di Homs in Siria, è il padre biologico di Steve Jobs.Abdulfattah John Jandali, 80 anni originario di Homs in Siria, è il padre biologico di Steve Jobs.

    Per il momento i radar non avvistano avvoltoi attorno ai resti di mister Steve che i suoi genitori diedero in adozione quand’era ancora in fasce anche se probabilmente la ragione di tale contegno nobiliare è da ricercarsi nel fatto che mentre i familiari del compositore di Little wing affogavano nei debiti, quelli dell’autore dell’iPod fluttuano nel contante. E si candidano però a un ruolo da guest star in una storia attraversata da tutte le stimmate della modernità.
    UN MELAFONINO PER JANDALI. Anziché una sei corde e una manciata di brani potenzialmente milionari al papà naturale di Steve Jobs, il siriano Abdulfattah John Jandali, del figlio non è restato che un iPhone dinanzi al quale commuoversi dicendo al Wall Street Journal che «Steve era un genio»; e un altro telefono forse di tipo tradizionale col quale chiamare un numero che continua a suonare libero. E che è quello di Mona Simpson, sorella naturale del guru di Apple meglio disposta al conseguimento dell’età della ragione ad adottare il cognome materno.
    Scrittrice prolifica che a Berkeley ha studiato con Seamus Heaney, Mona si è così candidata a diventare involontaria protagonista di uno fra i cartoon più amati dell’ultimo ventennio, i Simpsons appunto, sceneggiati e prodotti dall’ex consorte Richard Appel. Del fratello, ricambiata, ha sempre parlato come di una persona «estremamente vicina, che ammiro enormemente».

    Abdulfattah, il boss di Reno e delle slot

    Mona Simpson, sorella di Steve Jobs.Mona Simpson, sorella di Steve Jobs.

    Mentre con tutta probabilità Jandali preferiva stare ad ammirare il placido scorrere delle monetine nelle slot del suo Boomtown casinò di Reno nel Nevada, dove a 80 anni suonati è il boss per 450 dipendenti che lo ammirano e lo ringraziano dell’aver fatto reinstallare le macchinette da cinque verdoni di puntata minima.
    Un capo «molto lodato», diversamente da quanto a La Stampa ha raccontato un ex dipendente della Mela a proposito di iGod, pronto a trasformarsi da algido santone a implacabile mastino al momento del periodico rendiconto aziendale. Come un qualunque manager rampante dell’industria in cui ‘il danaro non dorme mai’.
    LA SCOPERTA DI STEVE. «Dev’essere stato molto tempo fa. Ho una fotografia. Conserva i tuoi ricordi, sono tutto quel che resta», cantavano altri gagliardi alfieri della stagione del peace, love, happiness, Simon & Garfunkel. E così fece anche Abdulfattah John, che la vera identità del rampollo abbandonato alla stregua di un qualsiasi Esposito la scoprì, disse, soltanto nel 2005, poco prima di iniziare a provare a mettersi in contatto con lui via posta elettronica, senza ottenere replica purchéssia.
    E che non smise mai di osservare nelle foto del magnate di Pixar scaricate da internet, presumibilmente con uno fra i tanti Mac che ha acquistato. «Ed è proprio identico a com’ero io a 20 o 30 anni», ha detto.

    L’abbandono del figlio e il ritorno in Siria

    Un'immagine pubblicitaria di Jobs con il simbolo della sua azienda, la Apple.Un’immagine pubblicitaria di Jobs con il simbolo della sua azienda, la Apple.

    Stimmate di modernità. Figlio di un proprietario terriero la cui ricchezza in grano e cotone era frutto del lavoro di manodopera al minimo salariale, Jandali è originario di Homs, uno dei crocevia dell’attuale protesta e della repressione di Assad in Siria. E fu proprio a seguito di una fra le innumerevoli turbolenze politiche del Paese che decise di mollar baracca e burattini per transumare negli States, dove all’università del Wisconsin firmò una tesi sulla liberazione dei territori mediorientali dal lascito del colonialismo e una dissertazione di dottorato su Gli sforzi dell’Onu per regolamentare l’indipendenza delle nazioni.
    AMORE CONTRASTATO. Ironia della sorte alla sua apertura culturale non ha positivamente risposto l’Occidente dato che i suoi suoceri di origine austro-svizzera e statunitensi per cittadinanza si opposero al suo legame con la figlia Carole Schieble (e poi Simpson) con la ragionevole obiezione: «Lui è siriano».
    L’evento è con ogni probabilità alla base della decisione di recapitare a casa Jobs il frutto della loro unione clandestina, mentre sono state le incertezze politiche di Damasco a fare abbandonare a Abdulfattah l’idea di diventare un diplomatico per occuparsi invece, sempre in Medio Oriente, di una raffineria petrolifera.
    IL DIVORZIO DA CAROLE. Non esattamente una vita di stenti, cui tuttavia Carole, che alla morte del padre era comunque convolata a nozze con Jandali, preferì rinunziare per tornare negli Stati Uniti. E poi chiedere il divorzio.
    Il piccolo cranio calvo di Abdulfattah detto John non smette di scuotersi dunque dinnanzi alle pose digitali del rampollo né di stillar lacrime all’ascolto delle sue orazioni. Ma pur se nativo di uno dei luoghi in cui si sta cambiando la storia, vittima di una forma di razzismo degna di Indovina chi viene a cena?, papà di un cartone animato e dello spilungone che secondo la vulgata ha rivoluzionato le nostre vite, Jandali ha conservato anche tratti di antimodernismo clamorosamente rivoluzionario.

    «Ma la genetica non c’entra col successo dei miei figli»

    Abdulfattah John Jandali e Steve Jobs a confronto.Abdulfattah John Jandali e Steve Jobs a confronto.

    Ne è conferma la scarsa attitudine a saltare sul carro, ancorché dolente e commosso, dei vincitori, di quelli che in linea con tanta sfacciata arroganza tipicamente contemporanea sarebbero corsi a reclamare almeno una fetta di merito dei successi dell’illustre consanguineo, in omaggio se non altro al patrimonio genetico comune: «Non credo proprio di potermi attribuire alcuna responsabilità per il successo dei miei figli», ha detto Abdulfattah, affermando candidamente di ignorare cosa avrebbe «potuto scrivere a Steve se avesse risposto» alle sue e-mail e persino la ragione per cui gli aveva scritto.
    CARISMA E GENEROSITÀ. Ma su questo, forse, l’uomo di Homs è in errore. «Esercita sempre una grande influenza su chi gli sta vicino», ha detto Anthony Sanfilippo, amministratore delegato di quella Pinnacle che è anche proprietaria del Boomtown e lo ha promosso alla carica di general manager lo scorso anno.
    «È l’esatto contrario dell’uomo di spettacolo», ha aggiunto, «perché mette sempre gli altri in primo piano riservando a se stesso un ruolo nell’ombra, dietro le quinte. Ma capisce sempre quel che la gente vuole e per cosa i clienti sono disposti a spendere».
    Un po’ come quelli che hanno rigirato il mondo come un calzino a suon di bianchissimi oggettini in plastica e senza fronzoli, ma dal costo di listino proibitivo per chiunque voglia considerar le cose con fredda ragionevolezza, roba che oggigiorno proprio non abbonda.
    Abdulfattah è onomastico difficoltoso e John suona artificiale. Meglio chiamarlo Jandali. Anzi: iDad.

    (da: http://www.lettera43.it/attualita/28212/abdulfattah-in-arte-idad.htm )

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  • La mia paginetta 09:28 il 21/09/2011 Permalink  

    Lady Gossip svela i suoi segreti 

    Ribattezzata Lady Gossip, Gabriella Sassone è una delle giornaliste gossippare più note, simpatiche e senza peli sulla lingua. Conosciuta per le sue rubriche al vetriolo e i suoi articoli irriverenti su Dagospia e su Eva Tremila, è stata per tanti anni la cronista mondana del quotidiano romano “Il Tempo”. Ha collaborato a lungo con “Novella Duemila” e “Diva e Donna”. In tv è stata lanciata due anni fa da Simona Ventura, che già l’aveva voluta come consulente per il suo “Quelli che il calcio e…”. Due anni fa ha condotto una rubrica di gossip intitolata “La Sassone fa 90″ all’interno di “Quelli che il calcio e…” che ha avuto un enorme successo per il tono ironico e scanzonato. La scorsa stagione è stata opinionista dell’Isola dei Famosi sia a “Quelli che il calcio e…” che con Caterina Balivo a “Pomeriggio sul Due”, dove si è fatta conoscere e apprezzare anche da un pubblico diverso. Impegnatissima nel lavoro, che non molla mai per stare sempre sulla notizia, ma si definisce un po’ sfortunata in amore. Passionale e sincera-pure troppo!!!-è ancora alla ricerca dell’anima gemella. In questa intervista si è aperta come non mai, svelandoci i segreti della sua alcova e della seduzione. Ma conoscendola, birichina e autoironica come è, siamo sicuri che nel rispondere a qualche domanda più intima, non ci abbia preso in giro…..
    Su Eva hai scritto un pezzo sui superdotati con voti abbinati, chi sono state le tue fonti, tra i vip citati quale preferisci e con chi ti piacerebbe cenare a lume di candela o avere un flirt?
    Mi sono divertita tremendamente a scrivere questa ironica inchiesta sui superdotati, i super uomini del mondo della politica, dello sport, dello spettacolo e della musica, anche perchè a molti ho dato soprannomi irriverenti e originali. Speriamo non si siano offesi! Davanti al computer ridevo da sola. Ho ricevuto molti complimenti dai colleghi dei giornali rivali, che si sono divertiti leggendola. Sapevo le doti nascoste di molti dei personaggi che ho citato; per scoprirne altri ho passato ore e ore al telefono con le mie amiche dello showbiz e con molti amici gay, di Roma e Milano… Non sai la gente che mi ha chiamato e scritto su Facebook quando è uscito l’articolo: molti uomini si sono offesi perchè non li ho citati”.
    Ma siamo sicuri che fossero degni di entrare nella classifica dei superdotati? Chi preferisco tra i Vip citati?
    “Steven Tayler, Colin Farrell e David Beckham: mi piacciono da sempre, soprattutto il padre di Liv Tayler, un uomo da perdere la testa con quel fascino androgino e sensualissimo! “
    Con chi ti piacerebbe cenare o avere un flirt?
    “Con uno che non ho messo nell’articolo, ma che adoro perchè oltre ad essere bello come un Dio greco è dolcissimo e buono, il classico bravo ragazzo da sposare: Thyago Alves. Ho avuto modo di conoscerlo dopo l’Isola, in studio a “Quelli che il calcio e…”, e mi ha davvero colpita”.
    Quale è il tuo concetto di seduzione?
    “La seduzione è un’arma sottile e insidiosa, ma credo che pochi oggi la sappiano usare. Parte dalla testa, non c’entra nulla con la bellezza fisica, è un gioco di sguardi, di parole, di sottintesi, di atteggiamenti. Di fascino, insomma. Ma oggi, nell’era del mordi&fuggi, tutti vogliono arrivare subito al sodo, e questo gioco si è un po’ perso. Peccato!”
    Preda o cacciatrice?
    “Anche se non caccio regolarmente gli uomini, per pigrizia e mancanza di tempo, sono una cacciatrice nata, da buona Leonessa (ascendente Leone). Anzi, sono una cacciatrice che cerca di fingersi preda. Sono la donna dei colpi di fulmine… un uomo mi deve colpire e piacere per qualche particolare la prima volta che lo vedo. Non sono una facile preda, questo è certo: non potrei mai uscire con uno che mi corteggia in tutti i modi, con fiori, telefonate, inviti a cena, se non mi piace, solo per interesse… sarei capace di alzarmi dal tavolo e scappare, con la scusa di essermi dimenticata le sigarette in macchina. Ultimamente però vado via come il pane su Facebook: non sai quanti ragazzi giovani e uomini mi corteggiano… la foto del mio profilo deve essere molto sexy e intrigante, colpisce molto… Alcuni sono come le gocce cinesi, non ti mollano più, sono terribilmente insistenti, ti perseguitano. Anche se ho capito che questo Facebook è pieno di maniaci, di gente che cerca solo sesso… dopo due parole di circostanza, battono subito il chiodo lì. E dopo questo articolo sui superdotati, c’è anche qualche bellissimo ragazzo che ha osato mandarmi la sua foto completamente nudo… forse volevano che facessi qualche confronto??? Ragazzi, era solo un articolo, non sono proprio un’esperta del ramo…”
    Che tipo di donna sei dal punto di vista della seduzione?
    “Non avendo mai basato la mia vita sulla perfezione fisica, visto che sono sicuramente imperfetta e non calzo una taglia da fotomodella, seduco col cervello. Con discorsi intelligenti, intriganti, magari un po’ sexy. Insomma, cerco di spiazzare gli uomini, di non fargli capire mai realmente se sono interessata davvero o se sto giocando. Ma seduco anche e soprattutto con la simpatia, l’ironia, col sorriso, con il mio sguardo da gattona… almeno così mi dicono…”
    Tipo di uomo ideale fisicamente e caratterialmente
    “Siccome non subisco il fascino del potere e del denaro, non guardo mai i ricchi e potenti magari un po’ agè. Sono un’esteta, dunque apprezzo molto la bellezza fisica. Direi che finora sono stata attratta dai belli e dannati, che però mi hanno fatta sempre soffrire. Mi piacciono sicuramente muscoli e tatuaggi, ma non gli uomini che si curano troppo, attenti al loro corpo in maniera maniacale. Caratterialmente mi piacerebbe un uomo come me: generoso, onesto e dal cuore d’oro. Ecco, cerco un duro dal cuore tenero, come quelli che si vedono nei film di Stallone e co., che si farebbero ammazzare per difendere i loro affetti. Insomma, non il micio-macho, ma il macho-micio”
    Cosa non tolleri e cosa deve esserci assolutamente in un rapporto?
    “Non tollero la prepotenza, l’arroganza, l’ignoranza, le bugie e soprattutto gli uomini che ti vogliono usare per farsi aiutare visto che sei una giornalista e lavori anche in televisione. In 4 anni che ho lavorato con Simona Ventura non sai la gente che mi ha cercata solo per dirmi: “Dici alla Ventura se mi manda all’Isola dei Famosi”?. Incredibile! Ma soprattutto non tollero quelli che cercano anche di spillarti soldi, pensando che le giornaliste guadagnino chissà quanto. In un rapporto credo, oltre l’amore e la passione, ci debba essere il rispetto, il dialogo, un’affinità caratteriale e magari interessi lavorativi comuni. Non mi potrei mai innamorare uno che non sa parlare in italiano corretto e che, ancor peggio, non sa scrivere la “A” con “la H” e la “E” con l’accento quando è verbo. E ti posso dire che è pieno di gente così… ma questi invece di andare a scuola cosa hanno fatto da piccoli?”
    Sei single?
    “Nella spasmodica e perenne attesa del principe azzurro, che comincio a pensare esista solo nelle favole, sono single. L’uomo della mia vita, quello in grado di farmi capitolare e magari appendere la penna al chiodo, ancora non si è visto. Neanche da lontano. Finora ho fatto una collezione di poveracci mentali, uomini complessati e problematici che non meritavano il mio amore. Credo di mettere molta paura agli uomini, forse perchè non so fingere, non faccio le moine, sono molto spontanea e diretta. Dico le cose in faccia, e questo in genere li fa scappare a gambe levate, gli uomini preferiscono le gatte morte, quello che stanno zitte e accettano tutto. Mettici pure che alcuni vedondomi così burrosa e formosa pensano subito che sia una mangiatrice di uomini…. Altri si mettono subito in competizione, non accettano di essere socialmente inferiori ad una donna. Insomma, finora ho avuto grandi passioni d’amore ma con persone sbagliate, che non avevano i miei stessi valori morali e i miei stessi interessi nella vita. Ergo, dopo un po’, ho preferito chiudere quelle storie che non avrebbero portato a niente… Ma non demordo…”
    In cucina come te la cavi?
    “Un mezzo disastro, non mangio quasi mai a casa la sera anche perchè sono spesso fuori per lavoro. Cucino solo cose semplicissime, non mi piacciono salse, salsette e piatti troppo elaborati. Se devo conquistare un uomo lo invito al ristorante. E se lui vuole conquistare me, come minimo mi deve portare nel locale più chic della zona… se mi mettesse subito ai fornelli a fare la “casalinga disperata” sai che calcio nel sedere si prenderebbe? Faccio scegliere a lui portate e vini, non vorrei farlo sentire male magari con qualche pietanza che io adoro ma che lui non tollera… e se poi non digerisce e proprio sul più bello mi si ammoscia? “
    Giornaliste grandi seduttrici?
    “Credo che le giornaliste, oltre allo charme e all’intelligenza, abbiano un fascino intellettuale non indifferente. Molte storie d’amore di colleghe che conosco sono nate sul lavoro o grazie ad un’intervista. Io sono stata sempre contraria ad avere storie o passioni con persone del mio stesso ambito lavorativo. Comunque, quando ero più giovane, ho avuto alcune storie con attori e modelli conosciuti. Ma non nate dopo un’intervista, quella casomai me l’hanno chiesta dopo! Ormai, da quando faccio il gossip, i Vip mi temono, non si fidano di me. Uno che mi piaceva molto, una volta, e che si considera un grande intellettuale, dopo avermi sedotta, è arrivato a dirmi: “Non è che adesso lo scrivi su Dagospia?”. Ci sono rimasta malissimo: ma per chi mi ha presa? Non sono un’attricetta o una squinzia in cerca di pubblicità. L’ho subito cancellato dal mio cuore e dalla mia agenda”
    Quale è il posto piu’ strano dove hai fatto l’amore nella tua vita?
    “Mi vergogno quasi a dirlo, ma lo sai che sono originale in tutto! Hai presente le cabine che sono per la strada e che fanno le foto-tessera in 5 minuti? Ecco, in una di quelle, sotto il Galoppatoio di Villa Borghese… qualche anno fa, ero a un compleanno Vip all’Art Cafè in compagnia di un bellissimo e famoso uomo (di cui non rivelerò il nome neanche sotto tortura). Colti da irrefrenabile passione, siamo scappati via dalla festa, il primo posto che ci siamo trovati davanti era questa macchina per fare le fotografie. Siamo entrati dentro, abbiamo chiuso la tendina… è successo di tutto… la passione era alle stelle. Ma la sfortuna ha voluto che poco dopo siamo stati beccati da una guardia giurata che, armato di pistola, ci ha gentilmente messo in fuga… che figura! Ma quell’uomo è rimasto per me indimenticabile!”
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